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Autorità, Signore e Signori,
l’incontro odierno si svolge in presenza di due riforme destinate a incidere
profondamente nella vita e sulle aspettative dei cittadini italiani: quella del sistema
pensionistico di base – al quale è dedicato ampio spazio nel primo capitolo della
Relazione – e l’altra, ancora oggetto di confronto, del mercato del lavoro.
Entrambe avranno sicuri riflessi sulla previdenza complementare e sul ruolo
che essa svolge nell’ambito del sistema pensionistico nel suo complesso.
* * *
Nel dicembre scorso il Commissario Eligio Boni ha lasciato la COVIP. Una
imprecisa configurazione della durata dei mandati non ha consentito di avvalersi,
ancora per qualche tempo, della sua consolidata esperienza. Gli atti della
Commissione registrano i suoi interventi che si distinguono per intelligenza,
competenza, equilibrio. A nome del Collegio e mio personale desidero ringraziarlo
per il contributo fornito alla previdenza complementare.
Nello svolgimento del servizio pubblico attribuito alla COVIP il personale,
anche se contenuto numericamente, continua a operare con impegno, indipendenza,
competenza, senso dell’istituzione.
Dal 1° gennaio di quest’anno è in vigore un nuovo organigramma. Lo schema
recepisce talune indicazioni della Corte dei Conti; tiene conto dell’esperienza fin qui
maturata e dei nuovi compiti a noi attribuiti in tema di vigilanza sugli enti
previdenziali privati di base.
È stata individuata una nuova sede per la Commissione, in sostituzione
dell’attuale, insufficiente e carente sotto diversi profili; sarà disponibile a fine anno.
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La Relazione oggi diffusa muove dal quadro di riferimento generale in cui si
svolge l’azione dei sistemi pensionistici: si sofferma sulla realtà italiana; riferisce
sull’attività di vigilanza svolta nel 2011 dalla Commissione.
Il contesto generale
Le difficoltà finanziarie ed economiche che da anni interessano parecchi paesi
europei persistono; in qualche caso sono state accentuate da instabilità politica ovvero
hanno risentito di misure fiscali severe; più di recente, hanno registrato le tensioni sul
mercato dei titoli sovrani. Si sono riflesse nella diminuzione degli investimenti, nella
riduzione dell’attività economica, nel calo dell’occupazione, talvolta in tensioni
sociali.
Tale contesto ha messo sotto pressione, oltre ai bilanci pubblici, i sistemi
pensionistici, già impegnati ad affrontare le implicazioni relative all’allungamento
della vita media delle popolazioni. La crescente longevità, cui sovente si
accompagnano condizioni di non autosufficienza, rende incerte le attuali previsioni di
spesa per previdenza e assistenza.
I regimi pensionistici a ripartizione hanno risentito negativamente della
contrazione dell’occupazione e della conseguente riduzione delle contribuzioni. Nei
regimi a capitalizzazione sono diminuiti il valore degli attivi e i rendimenti.
Molti paesi, e non solo quelli con economie deboli, hanno adottato misure volte
a recuperare la sostenibilità dei sistemi pensionistici; anche attraverso l’allungamento
della vita lavorativa, l’aumento delle contribuzioni, il contenimento delle prestazioni,
una maggiore sinergia fra pubblico e privato capace di garantire al sistema equità ed
efficienza. L’Italia è fra questi.
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I principali organismi internazionali stanno analizzando con particolare
attenzione i temi dell’invecchiamento della popolazione e delle rendite
pensionistiche.
La Commissione europea, nel Libro Bianco dal titolo “Un’agenda dedicata a
pensioni adeguate, sicure e sostenibili”, trae le prime conclusioni dalla consultazione
lanciata due anni or sono con il Libro Verde che già indicava possibili orientamenti in
materia di previdenza.
Il documento delinea un programma finalizzato a garantire ai lavoratori
europei, nel lungo termine, pensioni sostenibili e adeguate; enuncia, fra le condizioni
necessarie, l’ampliamento della partecipazione al mercato del lavoro, l’aumento
dell’età di pensionamento da correlare all’incremento della speranza di vita,
l’equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini, il sostegno
allo sviluppo del risparmio destinato alle pensioni complementari.
La stessa Commissione ha anche avviato i lavori per la revisione della vigente
direttiva in materia di regolamentazione e supervisione dei fondi pensione.
Anche l’OCSE ha in approvazione articolate raccomandazioni per un “buon
disegno” dei fondi pensione a contribuzione definita. Di rilievo quelle relative
all’adesione automatica con possibilità di ripensamento, all’esigenza di incentivi
fiscali, all’offerta di rendite in un mercato competitivo.
La realtà italiana
Dalla fine del 2011 nel nostro Paese il prodotto è in calo. Per l’anno in corso la
flessione è stimata in misura non inferiore a 1,2 punti. Segnali di ripresa sono
ipotizzati per il prossimo anno. Le difficoltà che hanno colpito molti paesi avanzati
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sono state da noi più profonde; si è accentuato, specie nelle giovani generazioni, il
senso di generalizzata incertezza che caratterizza gli anni di crisi.
Il recupero dell’occupazione, avviatosi sul finire del 2010, si è arrestato alla
fine del 2011. Le difficoltà occupazionali interessano larga parte delle famiglie
italiane; il sostegno da parte di queste ultime ai giovani mostra segni di cedimento. I
dati sulla disoccupazione e l’inattività, in particolare delle classi giovani, confermano,
pur nel quadro di fattori comuni a molti paesi europei, l’esistenza di un problema
italiano. Da tempo il Paese cresce in misura modesta, con limitata competitività e
investimenti insufficienti a sostenere l’occupazione.
Le adesioni alla previdenza complementare sono state, inevitabilmente, limitate
rispetto alla base di riferimento. Vi hanno contribuito talune rigidità normative, la
scarsa propensione delle famiglie a riversare nel canale previdenziale una quota delle
loro risorse, la limitata incentivazione del risparmio a lungo termine.
Per la ripresa delle adesioni e per dare soluzione alle attuali emergenze sociali
è imperativo tornare a far crescere l’economia reale, in un contesto di norme più
snelle e trasparenti e di conti pubblici in ordine. Per il medio-lungo termine va
definita una coerente direzione di marcia, intervenendo, per quanto possibile, sulla
spesa pubblica corrente, concentrando le risorse sull’istruzione e sui settori
innovativi, ridisegnando il mercato del lavoro, sostenendo la domanda interna,
valorizzando l’apporto delle nuove generazioni.
Recenti iniziative volte a correggere squilibri strutturali, dare stabilità alla
finanza pubblica, promuovere la crescita economica possono contribuire a creare
condizioni favorevoli alla ripresa; a diffondere, nei cittadini e negli investitori, la
percezione di un cambiamento positivo; a ripristinare la fiducia nel futuro. Il
cammino da percorrere non è né facile né breve. Le riforme richiedono tempo per
dare risultati.
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L’attività di vigilanza della COVIP
Nel 2011 l’attività di vigilanza della COVIP è stata principalmente indirizzata
all’adozione di iniziative volte a favorire una migliore strutturazione dei processi
gestionali e organizzativi dei fondi pensione, consentire la razionalizzazione
dell’offerta e incentivare lo sviluppo delle adesioni, evidenziare gli aspetti suscettibili
di miglioramento nei rapporti tra i fondi e gli iscritti, incrementare i profili di
trasparenza nelle fasi di collocamento dei prodotti pensionistici.
Gli interventi di vigilanza, sia cartolare sia ispettiva, sono stati modulati
avendo riguardo a tali obiettivi e ponendo l’accento sui principali profili di criticità
suscettibili di miglioramento.
* * *
La Commissione ha più volte ricordato che non esistono investimenti sicuri né
ritorni senza assunzione di rischi. La diversificazione degli investimenti nello spazio
e nel tempo, per tipologia e valuta, può solo contribuire a ridurre tali rischi.
Un’attenta impostazione del processo di investimento e l’individuazione di
combinazioni rischio-rendimento efficienti rappresentano il presupposto per
assicurare prestazioni più elevate agli aderenti.
La revisione del decreto ministeriale n.703/1996, concernente le regole per
l’impiego delle risorse delle forme pensionistiche – di cui è auspicabile una celere
emanazione – dovrebbe aprire nuovi spazi di investimento.
Dando continuità all’analisi sulla gestione degli investimenti dei fondi,
effettuata lo scorso anno, la COVIP ha approfondito le indagini sulla durata media
dei titoli di debito posseduti e sul tasso di rotazione annuale del portafoglio.
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Trovano conferma sia la contenuta duration degli investimenti obbligazionari
(in media meno di 4 anni, con talune eccezioni), sia l’elevato tasso di rotazione del
relativo portafoglio. Un comportamento assimilabile più a quello di intermediari alla
ricerca di rendimenti di breve periodo, che non a quello di gestori che dovrebbero
collegare la durata degli investimenti finanziari a quella di medio-lungo periodo delle
passività pensionistiche.
* * *
La pubblicazione, nel marzo scorso, da parte della COVIP, delle “Disposizioni
sul processo di attuazione della politica di investimento” impegna le forme
pensionistiche a redigere e rivedere periodicamente un documento che delinei gli
obiettivi della politica di investimento che si intende adottare, i criteri di attuazione
della stessa, lo stile di gestione, i compiti e le responsabilità dei soggetti coinvolti, il
sistema di controllo e valutazione dei risultati. Il relativo processo viene configurato
come un ciclo continuo di attività che consente di modificare nel tempo i programmi
iniziali per tener conto delle difficoltà e dei cambiamenti che intervenissero in sede di
attuazione.
Le analisi richieste agli enti vigilati possono risultare particolarmente utili,
nell’immediato, con riguardo ai fondi negoziali. Nell’anno in corso, infatti, scadono
90 mandati di gestione che assorbono circa un terzo del patrimonio da loro
accumulato.
Le valutazioni che tali fondi devono compiere in sede di rinnovo sono
complesse. Da più parti vengono suggerite soluzioni di investimento innovative;
sovente viene prospettata l’opportunità di aumentare il peso degli asset non
tradizionali, inclusi fondi immobiliari di vario tipo.
La COVIP raccomanda di tener conto, nelle scelte, non solo dei rendimenti, ma
anche del connesso rischio nel lungo periodo, dell’onere delle commissioni,
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dell’organizzazione e dell’esperienza dei soggetti proponenti, del grado di
trasparenza operativa e contabile.
Nei prossimi mesi la Commissione incontrerà i maggiori gestori del patrimonio
dei fondi per un approfondimento di queste tematiche.
* * *
Per la dimensione delle basi di riferimento un contributo determinante alla
crescita delle adesioni alla previdenza complementare potrebbe venire dal pubblico
impiego. Tra la fine del 2011 e i primi mesi dell’anno in corso sono stati autorizzati
all’esercizio dell’attività gli ultimi due fondi pensioni, Perseo e Sirio, dei tre previsti
per il settore. È ora indispensabile un loro impegno, perché le necessarie informazioni
raggiungano tutti i potenziali interessati; le istituzioni dovrebbero darsi carico
dell’eliminazione delle condizioni limitative delle adesioni: innanzitutto riconoscendo
agli aderenti ai fondi del pubblico impiego i vantaggi fiscali previsti per i privati.
Su questi temi la Commissione fornirà il contributo delle sue valutazioni.
* * *
La disponibilità di basi informative analitiche sull’attività degli enti vigilati
costituisce una condizione indispensabile perché la Commissione, nello svolgimento
dei propri compiti, possa conoscere, per tempo e in dettaglio, l’andamento delle
singole gestioni e della previdenza complementare nel suo complesso. A tal fine sono
proseguiti, in collaborazione con le Associazioni di categoria e taluni fondi pensione,
i lavori di revisione delle segnalazioni statistiche e di vigilanza. Avvalendosi anche
dell’esperienza sviluppata da altre Autorità, si sta approfondendo la fattibilità della
segnalazione dei dati non più in forma aggregata ma analitica. Il nuovo modello
permetterebbe indagini più approfondite.
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Articolate basi informative assumono un’importanza centrale ai fini dello
sviluppo della vigilanza basata sull’analisi del rischio. Alcuni dati, opportunamente
elaborati, consentiranno di individuare le forme previdenziali sulle quali concentrare
le analisi di controllo “cartolare” e gli interventi ispettivi. La costruzione del nuovo
modello di vigilanza è in via di ultimazione.
* * *
L’attività ispettiva è stata rafforzata. Sono stati analizzati, in particolare, i
presidi adottati per i controlli sugli investimenti e il monitoraggio del rischio
finanziario, la gestione dei rapporti con gli aderenti, i comportamenti organizzativi e
di controllo nell’offerta dei prodotti previdenziali.
Le intese con la Guardia di Finanza per accertamenti presso i fondi pensione
hanno trovato una prima utile applicazione.
Le criticità rilevate hanno formato oggetto di rilievi nei confronti dei fondi
interessati; in taluni casi hanno comportato l’applicazione di provvedimenti
sanzionatori. Peraltro gli strumenti a disposizione della Commissione in presenza di
comportamenti non ortodossi andrebbero integrati. La moral suasion non sempre è
sufficiente a conseguire i risultati desiderati.
Sono disponibili, con riferimento all’intero 2011, i dati sui reclami avanzati
dagli aderenti. Gli enti vigilati si stanno organizzando per risolvere le disfunzioni alla
base delle lagnanze. Essi sono stati informati dei risultati delle analisi effettuate.
* * *
Numerosi interventi sul sistema pensionistico si sono succeduti in poco meno
di due decenni. La normativa approvata alla fine dello scorso anno realizza un
ulteriore avanzamento del processo di riforma. Le rendite pensionistiche
dipenderanno in misura crescente dalla storia lavorativa individuale, dai contributi di
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ciascun lavoratore, dalla revisione dei coefficienti di trasformazione, più in generale
dal contesto dell’intera economia. I requisiti più stringenti fissati per il
pensionamento puntano a rafforzare da subito la sostenibilità finanziaria del sistema.
Il tendenziale allungamento del periodo di lavoro, ormai strutturalmente legato
al miglioramento della speranza di vita, può determinare effetti positivi in termini di
livello atteso delle prestazioni. Rimane vero che le pensioni di primo pilastro
destinate alle giovani generazioni saranno meno generose, in alcuni casi anche in
misura significativa, rispetto a quelle di cui hanno potuto e possono usufruire le
generazioni precedenti.
Resta pertanto impregiudicato il ruolo essenziale della previdenza
complementare che, senza meccanismi di protezione a carico della collettività, renda
socialmente più sostenibile il sistema pensionistico. Il secondo pilastro deve peraltro
tener conto dell’alto livello della contribuzione per la pensione di base.
Pur se trova difficoltà a svilupparsi in presenza di un mercato del lavoro che
condiziona le scelte e le disponibilità economiche dei lavoratori e dei datori di lavoro,
la crescita della previdenza complementare, per la sua valenza sociale, riveste a pieno
titolo rilevanza strategica. La priorità riservata alle pensioni di base nei decreti di fine
anno non deve mettere in ombra il secondo pilastro, che copre oggi poco meno di un
quarto dei lavoratori. Il Ministro del Lavoro si è impegnato a intervenire per adottare
misure idonee al rilancio della previdenza complementare, inclusa una particolare
attenzione allo sviluppo dell’educazione previdenziale. La COVIP è pronta a fornire
il proprio contributo.
Al fine di disporre di aggiornate indicazioni circa le esigenze di comunicazione
da soddisfare, la Commissione si è fatta carico di due indagini in materia curate dal
CENSIS e dall’Università Bocconi. I risultati verranno illustrati in uno specifico
convegno.
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L’andamento della previdenza complementare
La governance
Alla COVIP sono attribuiti compiti e responsabilità in tema di trasparenza e
correttezza nelle relazioni fra fondi e aderenti, nonché sul modello organizzativo dei
primi. L’interesse per questi aspetti si è accresciuto: cura degli aderenti, correttezza e
trasparenza nell’operare, sana e prudente gestione costituiscono obiettivi strategici,
sui quali non si deve transigere.
I nuovi scenari previdenziali stimolano una gestione ancor più attenta alle
esigenze degli aderenti. I responsabili dei fondi devono individuare azioni efficaci in
questa direzione, impostarle con convinzione, farle condividere agli interessati;
devono prioritariamente assicurare l’efficiente governo dei rischi cui i fondi si
espongono, individuandone per tempo l’origine, le possibili dinamiche, i necessari
presidi.
Nelle strutture di amministrazione e di controllo va incrementata la presenza di
elementi scelti in base a esperienza, indipendenza, piena consapevolezza dei poteri e
degli obblighi connessi alle loro funzioni.
L’offerta
A fine dicembre 2011 nelle anagrafi della COVIP erano censiti 545 fondi, 14 in
meno rispetto a un anno prima.
Il processo di razionalizzazione dell’offerta rimane tuttora insoddisfacente.
Nella maggioranza dei casi i fondi sono troppo piccoli: oltre 400 fondi hanno meno di
5.000 aderenti, 300 meno di 1.000, 180 meno di 100. La parcellizzazione è
particolarmente elevata nei fondi preesistenti alla riforma del 1993. Maggiori
dimensioni consentirebbero, a beneficio degli aderenti, oltre a economie di scala, un
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aumento del potere contrattuale nei confronti dei gestori delle risorse e degli enti
erogatori di rendite. Alcuni gruppi bancari stanno operando nella direzione
dell’accorpamento dei fondi cui aderiscono i propri dipendenti.
La riduzione del numero dei fondi va accelerata, superando le prevedibili
resistenze. La persuasione morale della COVIP è insufficiente: appaiono necessarie la
volontà delle fonti istitutive e possibili forme di incentivazione. La revisione della
direttiva europea sui fondi pensione potrebbe fornire una spinta alla concentrazione.
Le adesioni
Alla fine del 2011 le forme pensionistiche complementari contavano su 5,5
milioni di iscritti; al netto delle uscite, l’aumento sull’anno precedente è stato del 5
per cento. Il tasso di adesione rispetto al totale dei lavoratori occupati, pubblici,
privati e autonomi, è del 24 per cento.
I fondi pensione negoziali, pur se in leggera flessione, registrano ancora il
maggior numero di iscritti, 2 milioni circa; ai fondi aperti fanno riferimento 881 mila
lavoratori; continua a ridursi il numero degli iscritti ai “vecchi” Piani Individuali
Pensionistici (PIP), scesi a 573 mila, anche per effetto di incorporazioni nei “nuovi”
PIP. Questi ultimi, sospinti da modalità di collocamento personalizzate, raccolgono
circa 1,5 milioni di iscritti, con un incremento nell’anno del 25 per cento:
contribuiscono per ¾ al totale delle nuove adesioni.
Le sospensioni contributive interessano il 20 per cento delle adesioni, in
aumento rispetto al 2010. Il fenomeno è complesso: include diverse tipologie di
lavoratori e di causali; non di rado è il risultato di scelte individuali.
Le norme in tema di obbligazione contributiva dei datori di lavoro previste per
la previdenza di primo pilastro non sono applicabili a quella complementare. La
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differenza di tutela sulla base della natura obbligatoria della prima e volontaria della
seconda non è condivisibile. La Corte Costituzionale ha da tempo sancito il
collegamento “funzionale” tra i due pilastri previdenziali.
Per un’effettiva possibilità di intervento dei fondi in sede giudiziale manca una
esplicita previsione normativa in materia di contitolarità del diritto di credito
contributivo. Sarebbe necessario configurare un’azione di recupero che vada al di là
del semplice sollecito alle aziende inadempienti, delle segnalazioni agli interessati e
alle parti istitutive. Anche l’Autorità di vigilanza è priva di poteri finalizzati a
garantire l’assolvimento, pieno e tempestivo, dell’obbligazione contributiva.
In tale condizione di inadeguatezza tocca al lavoratore interessato attivarsi per
la propria tutela, con procedure complesse e sovente interminabili. La Commissione
ha più volte sottolineato l’urgenza di agire: sono necessari interventi normativi e
strumenti che rafforzino e semplifichino le procedure di recupero.
Le risorse finanziarie
Alla fine del 2011 le risorse destinate alle prestazioni pensionistiche erano pari
a 90,7 miliardi di euro (+9 per cento rispetto all’anno precedente). Il 58 per cento era
investito in titoli di debito nazionali ed esteri; la quota di azioni nel patrimonio è in
diminuzione rispetto al 2010, soprattutto a causa della flessione dei corsi sui mercati
mondiali.
Sull’ammontare dei patrimoni incide negativamente, oltre ai riscatti, la
domanda di anticipazioni da parte degli aderenti; le richieste per esigenze diverse
dalle spese mediche o dall’acquisto o ristrutturazione della casa coprono la metà
dell’importo complessivo.
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Considerare l’ammontare accantonato nel fondo pensione come una sorta di
ammortizzatore preoccupa perché l’utilizzo del montante individuale riduce la futura
rendita pensionistica. È importante che i lavoratori ne abbiano piena consapevolezza
al momento della richiesta. Andrebbe valutata l’opportunità di una revisione
dell’istituto delle anticipazioni.
In talune forme pensionistiche è oggi consentito agli aderenti l’utilizzo di una
percentuale dei capitali accumulati per la copertura di eventi sanitari critici o di
perdita dell’autosufficienza. Merita una considerazione, da parte delle istituzioni e
delle parti sociali, la realizzazione di un legame fra previdenza e sanità integrative –
pur se caratterizzate da differenze temporali delle fasi di accumulo dei capitali e di
erogazione delle prestazioni – capace di offrire ai cittadini una copertura integrata di
welfare.
Forme di sinergie fra forme pensionistiche e fondi sanitari nonché controlli
unificati e omogenei potrebbero consentire un miglior uso delle risorse complessive,
la riduzione dei costi di amministrazione e gestione, servizi più flessibili ed efficienti;
in sintesi, un miglior welfare, forse a costi minori. Il problema, complesso, merita
attenzione.
I rendimenti
Nel 2011 l’elevata volatilità dei mercati finanziari, i forti ribassi dei corsi
azionari e obbligazionari privati, la discesa dei rendimenti dei titoli pubblici a breve
termine hanno inciso sui risultati delle forme pensionistiche complementari, nella
media inferiori alla rivalutazione del TFR attestatasi al 3,5 per cento a causa del
riacutizzarsi delle pressioni inflazionistiche.
In un contesto finanziario così difficile, le forme pensionistiche hanno
contenuto le perdite. I rendimenti dei fondi negoziali, a livello aggregato, sono
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risultati pari allo 0,1 per cento, quelli dei fondi aperti e delle gestioni unit linked dei
PIP, caratterizzati da una diversa allocazione dei capitali, hanno fatto registrare valori
negativi. Il rendimento delle gestioni separate dei PIP è stato positivo, grazie anche al
criterio di valorizzazione dell’attivo al costo storico, che consente di rinviare al
momento del realizzo la contabilizzazione di eventuali minusvalenze.
Nel primo trimestre dell’anno in corso, per effetto del rimbalzo dei mercati,
tutte le linee di investimento delle forme pensionistiche hanno registrato incrementi
di rilievo nei rendimenti.
La normativa vigente impone di contabilizzare al valore corrente le risorse di
cui i fondi dispongono. In anni di forte volatilità dei corsi, il criterio comporta
l’immediata rilevazione di minusvalenze, ancorché le stesse non siano state
effettivamente realizzate, incidendo in modo talvolta significativo sui risultati di
gestione.
La COVIP ha prospettato, nelle sedi idonee, l’opportunità di una riflessione in
merito a una possibile revisione delle vigenti modalità che, almeno con riferimento a
talune tipologie di strumenti, consenta l’impiego di altri criteri, come il costo storico.
Ciò anche al fine di evitare che i fondi tendano ad attestarsi su scadenze più brevi di
quelle che sarebbero coerenti con le loro esigenze di medio-lungo termine.
I costi
Nel confronto con il 2010 non si registrano variazioni di rilievo nei costi della
previdenza complementare. Molti fondi pensione hanno oneri di amministrazione e
gestione più bassi rispetto a quelli di altri strumenti di risparmio gestito; a livello di
sistema sussistono margini di miglioramento. La ricerca della competitività va
stimolata ulteriormente: con politiche di prezzo, qualità dell’offerta, innovazione dei
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prodotti, maggiore dimensione degli schemi pensionistici, attenta selezione degli
operatori che offrono servizi di gestione patrimoniale.
Il dispiegarsi della concorrenza nell’ambito del sistema previdenziale
complementare è essenziale: costituisce lo strumento più efficace per garantire la
protezione degli aderenti; essa si sviluppa se il mercato è trasparente e l’offerta
diversificata. Una ridotta concorrenza deprime la competitività e la capacità
innovativa dell’intero sistema. Oneri eccessivi indeboliscono le ragioni a sostegno del
sistema pensionistico a capitalizzazione; nel lungo periodo hanno un impatto
negativo sulle prestazioni.
Le rendite
Nella gestione della previdenza complementare sarà sempre più necessario
prestare attenzione alla fase di erogazione, finora meno considerata rispetto a quella
di accumulo.
Solo i fondi pensione preesistenti alla riforma del 1993 erogano oggi, in
proprio o tramite imprese di assicurazione, numerose prestazioni pensionistiche sotto
forma di rendita. Nei fondi negoziali e in quelli aperti l’erogazione di tali rendite
ammonta a qualche centinaio di unità; vi è, infatti, una netta preferenza degli aderenti
per le prestazioni in forma di capitale.
Le ragioni di siffatta scelta vanno principalmente ricercate nella sottostima
della sopravvivenza da parte dei percipienti e nell’insufficienza del montante
accumulato ad assicurare una rendita pensionistica adeguata. Il permanere o
l’accentuarsi di tale comportamento non risulterebbe coerente con il principale
obiettivo della previdenza complementare: integrare la pensione di base.
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Le forme pensionistiche che erogano o intendono erogare rendite devono
fronteggiare il rischio che trend discendente di mortalità e aspettative di vita in
crescita risultino diversi da quelli stimati sui dati relativi alle passate generazioni;
devono risolvere il problema della congruità fra impegni previdenziali e attivi posti a
copertura.
A tal fine, nel corso del 2011 è proseguita la collaborazione con il Ministero
dell’Economia per la predisposizione del decreto volto a definire, in attuazione
dell’articolo 7-bis del decreto legislativo n. 252/2005, le regole per la determinazione
dei mezzi patrimoniali di cui devono dotarsi i fondi pensione che coprono rischi
biometrici, garantiscono un rendimento degli investimenti o un determinato livello
delle prestazioni, provvedono direttamente all’erogazione delle rendite. È auspicabile
che nelle prossime settimane si possa pervenire alla emanazione del provvedimento.
Il decreto consentirebbe ai fondi pensione di nuova istituzione di richiedere alla
COVIP, laddove ne valutassero l’opportunità, l’autorizzazione all’erogazione diretta
delle rendite. Inoltre, i fondi preesistenti a prestazione definita o che erogano
direttamente le rendite potranno disporre di regole più chiare per assicurare
l’equilibrio delle proprie gestioni.
Il tema delle prestazioni previdenziali è stato approfondito in un convegno
organizzato nel marzo scorso dall’Università Bocconi e dalla COVIP. È emersa
l’opportunità di migliorare l’attuale condizione, in particolare in materia di tavole di
mortalità, mercato delle rendite vitalizie, comparabilità dei prodotti offerti.
Gli aspetti fiscali
In considerazione delle loro finalità sociali, sono stati adottati nel tempo
specifici interventi fiscali a favore della previdenza complementare. Provvedimenti
migliorativi di quelli in essere contribuirebbero allo sviluppo delle forme
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pensionistiche complementari, al loro allineamento ai trattamenti riservati ai fondi
pensione in altri paesi europei, alla semplificazione della gestione.
A causa della stratificazione di diverse norme, i profili di carattere fiscale si
presentano di non agevole gestione da parte delle forme pensionistiche e di difficile
comprensione per gli iscritti.
Appare sempre più necessario il superamento del criterio del pro-rata nella
tassazione delle prestazioni, da sostituire con un meccanismo più snello che
salvaguardi l’attuale trattamento di favore; i rendimenti conseguiti in fase di rendita,
oggi incisi fiscalmente come redditi di capitale, andrebbero trattati come prestazioni
di previdenza complementare.
La COVIP ha già avuto occasione di evidenziare come il mantenimento
dell’attuale regime di tassazione dei rendimenti in fase di accumulo mal si giustifica
alla luce della riforma che ha interessato i fondi comuni d’investimento e ripristinato
la tassazione sul rendimento effettivamente realizzato anziché su quello maturato.
L’estensione di tale riforma alle forme pensionistiche, preservando le condizioni di
favore sinora riconosciute, costituirebbe un atto di equità.
I controlli sugli enti previdenziali privati e privatizzati
L’art. 14 del decreto-legge n. 98/2011 ha attribuito alla COVIP il controllo
sugli investimenti delle risorse finanziarie e sulla composizione del patrimonio degli
enti previdenziali privati di base.
Le specifiche competenze di vigilanza affidate alla Commissione si inseriscono
in un sistema di attribuzioni e prerogative molto articolato, e per certi aspetti
farraginoso, in cui sono presenti vari soggetti istituzionali. Una semplificazione di
tale sistema è auspicabile.
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L’esercizio delle funzioni di controllo, cartolari e ispettive, assegnate dalla
legge, terrà conto di alcuni provvedimenti normativi di competenza dei Ministeri del
Lavoro e dell’Economia. Provvedimenti che devono definire un quadro di regole
certe e predeterminate per le scelte gestionali degli enti e chiarire le modalità
attraverso le quali la COVIP deve rapportarsi alle altre istituzioni vigilanti.
Nelle more del completamento della disciplina, la Commissione ha avviato le
iniziative di propria competenza. In sede di ridefinizione dell’assetto organizzativo,
un’apposita struttura è stata incaricata dei controlli assegnati.
Inoltre, si è proceduto alla predisposizione degli schemi di rilevazione dei dati
sulla composizione del patrimonio mobiliare e immobiliare degli enti nonché sulla
relativa redditività, tenendo conto degli analoghi prospetti utilizzati sinora dal
Ministero del Lavoro e valorizzando l’esperienza maturata per le segnalazioni di
vigilanza delle forme pensionistiche complementari.
L’avvio del sistema di acquisizione dei dati e delle informazioni potrà
consentire, da un lato, di procedere in maniera strutturata alla predisposizione dei
rapporti da trasmettere ai Ministeri per le iniziative di competenza, dall’altro, di
disporre di un patrimonio informativo, da accrescere nel tempo, sulla base del quale
articolare il sistema dei controlli cartolari e ispettivi.
Gli schemi di rilevazione dei dati verranno preliminarmente portati
all’attenzione degli enti vigilati.
Nel frattempo sono stati avviati taluni accertamenti con riferimento a situazioni
nelle quali sono emersi possibili profili di criticità a seguito di circostanziate
segnalazioni direttamente trasmesse alla Commissione, ovvero in relazione a
specifiche richieste provenienti dai Ministeri vigilanti.
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Autorità, Signore e Signori,
di recente sono apparse sulla stampa affermazioni che mettono in dubbio
l’indispensabilità o addirittura l’utilità della previdenza complementare, nonché
l’utilizzo del TFR a fini previdenziali.
La Commissione non condivide siffatte affermazioni; ritiene non utilmente
praticabili le soluzioni alternative. Quei suggerimenti suscitano forti perplessità
poiché rischiano di annullare nei cittadini la consapevolezza della necessità di un
secondo pilastro previdenziale che faticosamente si sta cercando di costruire; creando
disinteresse e sfiducia nella previdenza complementare possono innescare, al limite,
meccanismi di fuga degli attuali aderenti.
La crescita della previdenza complementare è un’esigenza economico-sociale.
Le variabili macroeconomiche interagiscono con il sistema previdenziale e la
regolazione del mercato del lavoro, da risanare, come è stato affermato, dalle attuali
ingiustizie e disfunzioni. Il futuro previdenziale dei lavoratori non può essere
scambiato con un momentaneo aumento del loro potere d’acquisto.
L’Italia è caratterizzata da un progressivo e rapido invecchiamento della
popolazione; stanno aumentando gli anziani con età superiore ai 65 anni; l’indice di
dipendenza dalle classi in età di lavoro crescerà.
Recenti analisi riportano che circa la metà dei pensionati italiani fruisce di una
prestazione di primo pilastro inferiore ai mille euro, con un potere di acquisto reale in
diminuzione. Tale condizione potrebbe richiedere ulteriori interventi correttivi sul
welfare, da attuare con misure solidali e condivise. Già da oggi bisogna puntare a un
più efficiente modello sociale che sostenga le giovani generazioni nella costruzione di
percorsi di lavoro stabili e di condizioni per una terza età dignitosa. Nel contempo
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vanno fronteggiati, con un patto fra generazioni, gli effetti derivanti dalla crescente
presenza di anziani.
Di tale modello componente di rilievo è un sistema previdenziale che deve
assicurare serenità ai meno giovani e certezze alle nuove generazioni. Il secondo
pilastro previdenziale ne è elemento portante, non ridimensionabile, da consolidare
ulteriormente; basato sul metodo contributivo, esso evita, tra l’altro, il trasferimento
alle generazioni future del costo delle prestazioni erogate.
Istituzioni internazionali ed esperti previdenziali concordano sul fatto che un
sistema previdenziale “a più pilastri”, diversificando i rischi, sia più solido e
affidabile di un sistema costituito dalla sola previdenza di base.
Il rilancio della previdenza complementare presuppone peraltro un rinnovato e
convinto impegno: del legislatore, per colmare talune carenze normative; delle fonti
istitutive, per la ricerca di strumenti contrattuali innovativi, funzionali allo sviluppo
delle adesioni e delle contribuzioni; delle forme pensionistiche, per scelte
organizzative e gestionali trasparenti che tutelino sempre più gli iscritti; dell’Autorità
di vigilanza, per agevolare la sana e prudente gestione degli operatori.
Nella sua azione la COVIP condivide con le forme pensionistiche e la
collettività il proprio modo di operare e i risultati conseguiti, pronta a valutare
suggerimenti e critiche costruttive.