sabato 2 febbraio 2013

COVIP Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione RELAZIONE PER L’ANNO 2011


COVIP
Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione
R E L A Z I O N E P E R L’A N N O 2 0 1 1
Considerazioni del Presidente
Roma, 23 maggio 2012



1

Autorità, Signore e Signori,

l’incontro odierno si svolge in presenza di due riforme destinate a incidere

profondamente nella vita e sulle aspettative dei cittadini italiani: quella del sistema

pensionistico di base – al quale è dedicato ampio spazio nel primo capitolo della

Relazione – e l’altra, ancora oggetto di confronto, del mercato del lavoro.

Entrambe avranno sicuri riflessi sulla previdenza complementare e sul ruolo

che essa svolge nell’ambito del sistema pensionistico nel suo complesso.

* * *

Nel dicembre scorso il Commissario Eligio Boni ha lasciato la COVIP. Una

imprecisa configurazione della durata dei mandati non ha consentito di avvalersi,

ancora per qualche tempo, della sua consolidata esperienza. Gli atti della

Commissione registrano i suoi interventi che si distinguono per intelligenza,

competenza, equilibrio. A nome del Collegio e mio personale desidero ringraziarlo

per il contributo fornito alla previdenza complementare.

Nello svolgimento del servizio pubblico attribuito alla COVIP il personale,

anche se contenuto numericamente, continua a operare con impegno, indipendenza,

competenza, senso dell’istituzione.

Dal 1° gennaio di quest’anno è in vigore un nuovo organigramma. Lo schema

recepisce talune indicazioni della Corte dei Conti; tiene conto dell’esperienza fin qui

maturata e dei nuovi compiti a noi attribuiti in tema di vigilanza sugli enti

previdenziali privati di base.

È stata individuata una nuova sede per la Commissione, in sostituzione

dell’attuale, insufficiente e carente sotto diversi profili; sarà disponibile a fine anno.

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La Relazione oggi diffusa muove dal quadro di riferimento generale in cui si

svolge l’azione dei sistemi pensionistici: si sofferma sulla realtà italiana; riferisce

sull’attività di vigilanza svolta nel 2011 dalla Commissione.

Il contesto generale

Le difficoltà finanziarie ed economiche che da anni interessano parecchi paesi

europei persistono; in qualche caso sono state accentuate da instabilità politica ovvero

hanno risentito di misure fiscali severe; più di recente, hanno registrato le tensioni sul

mercato dei titoli sovrani. Si sono riflesse nella diminuzione degli investimenti, nella

riduzione dell’attività economica, nel calo dell’occupazione, talvolta in tensioni

sociali.

Tale contesto ha messo sotto pressione, oltre ai bilanci pubblici, i sistemi

pensionistici, già impegnati ad affrontare le implicazioni relative all’allungamento

della vita media delle popolazioni. La crescente longevità, cui sovente si

accompagnano condizioni di non autosufficienza, rende incerte le attuali previsioni di

spesa per previdenza e assistenza.

I regimi pensionistici a ripartizione hanno risentito negativamente della

contrazione dell’occupazione e della conseguente riduzione delle contribuzioni. Nei

regimi a capitalizzazione sono diminuiti il valore degli attivi e i rendimenti.

Molti paesi, e non solo quelli con economie deboli, hanno adottato misure volte

a recuperare la sostenibilità dei sistemi pensionistici; anche attraverso l’allungamento

della vita lavorativa, l’aumento delle contribuzioni, il contenimento delle prestazioni,

una maggiore sinergia fra pubblico e privato capace di garantire al sistema equità ed

efficienza. L’Italia è fra questi.

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I principali organismi internazionali stanno analizzando con particolare

attenzione i temi dell’invecchiamento della popolazione e delle rendite

pensionistiche.

La Commissione europea, nel Libro Bianco dal titolo “Un’agenda dedicata a

pensioni adeguate, sicure e sostenibili”, trae le prime conclusioni dalla consultazione

lanciata due anni or sono con il Libro Verde che già indicava possibili orientamenti in

materia di previdenza.

Il documento delinea un programma finalizzato a garantire ai lavoratori

europei, nel lungo termine, pensioni sostenibili e adeguate; enuncia, fra le condizioni

necessarie, l’ampliamento della partecipazione al mercato del lavoro, l’aumento

dell’età di pensionamento da correlare all’incremento della speranza di vita,

l’equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini, il sostegno

allo sviluppo del risparmio destinato alle pensioni complementari.

La stessa Commissione ha anche avviato i lavori per la revisione della vigente

direttiva in materia di regolamentazione e supervisione dei fondi pensione.

Anche l’OCSE ha in approvazione articolate raccomandazioni per un “buon

disegno” dei fondi pensione a contribuzione definita. Di rilievo quelle relative

all’adesione automatica con possibilità di ripensamento, all’esigenza di incentivi

fiscali, all’offerta di rendite in un mercato competitivo.

La realtà italiana

Dalla fine del 2011 nel nostro Paese il prodotto è in calo. Per l’anno in corso la

flessione è stimata in misura non inferiore a 1,2 punti. Segnali di ripresa sono

ipotizzati per il prossimo anno. Le difficoltà che hanno colpito molti paesi avanzati

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sono state da noi più profonde; si è accentuato, specie nelle giovani generazioni, il

senso di generalizzata incertezza che caratterizza gli anni di crisi.

Il recupero dell’occupazione, avviatosi sul finire del 2010, si è arrestato alla

fine del 2011. Le difficoltà occupazionali interessano larga parte delle famiglie

italiane; il sostegno da parte di queste ultime ai giovani mostra segni di cedimento. I

dati sulla disoccupazione e l’inattività, in particolare delle classi giovani, confermano,

pur nel quadro di fattori comuni a molti paesi europei, l’esistenza di un problema

italiano. Da tempo il Paese cresce in misura modesta, con limitata competitività e

investimenti insufficienti a sostenere l’occupazione.

Le adesioni alla previdenza complementare sono state, inevitabilmente, limitate

rispetto alla base di riferimento. Vi hanno contribuito talune rigidità normative, la

scarsa propensione delle famiglie a riversare nel canale previdenziale una quota delle

loro risorse, la limitata incentivazione del risparmio a lungo termine.

Per la ripresa delle adesioni e per dare soluzione alle attuali emergenze sociali

è imperativo tornare a far crescere l’economia reale, in un contesto di norme più

snelle e trasparenti e di conti pubblici in ordine. Per il medio-lungo termine va

definita una coerente direzione di marcia, intervenendo, per quanto possibile, sulla

spesa pubblica corrente, concentrando le risorse sull’istruzione e sui settori

innovativi, ridisegnando il mercato del lavoro, sostenendo la domanda interna,

valorizzando l’apporto delle nuove generazioni.

Recenti iniziative volte a correggere squilibri strutturali, dare stabilità alla

finanza pubblica, promuovere la crescita economica possono contribuire a creare

condizioni favorevoli alla ripresa; a diffondere, nei cittadini e negli investitori, la

percezione di un cambiamento positivo; a ripristinare la fiducia nel futuro. Il

cammino da percorrere non è né facile né breve. Le riforme richiedono tempo per

dare risultati.

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L’attività di vigilanza della COVIP

Nel 2011 l’attività di vigilanza della COVIP è stata principalmente indirizzata

all’adozione di iniziative volte a favorire una migliore strutturazione dei processi

gestionali e organizzativi dei fondi pensione, consentire la razionalizzazione

dell’offerta e incentivare lo sviluppo delle adesioni, evidenziare gli aspetti suscettibili

di miglioramento nei rapporti tra i fondi e gli iscritti, incrementare i profili di

trasparenza nelle fasi di collocamento dei prodotti pensionistici.

Gli interventi di vigilanza, sia cartolare sia ispettiva, sono stati modulati

avendo riguardo a tali obiettivi e ponendo l’accento sui principali profili di criticità

suscettibili di miglioramento.

* * *

La Commissione ha più volte ricordato che non esistono investimenti sicuri né

ritorni senza assunzione di rischi. La diversificazione degli investimenti nello spazio

e nel tempo, per tipologia e valuta, può solo contribuire a ridurre tali rischi.

Un’attenta impostazione del processo di investimento e l’individuazione di

combinazioni rischio-rendimento efficienti rappresentano il presupposto per

assicurare prestazioni più elevate agli aderenti.

La revisione del decreto ministeriale n.703/1996, concernente le regole per

l’impiego delle risorse delle forme pensionistiche – di cui è auspicabile una celere

emanazione – dovrebbe aprire nuovi spazi di investimento.

Dando continuità all’analisi sulla gestione degli investimenti dei fondi,

effettuata lo scorso anno, la COVIP ha approfondito le indagini sulla durata media

dei titoli di debito posseduti e sul tasso di rotazione annuale del portafoglio.

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Trovano conferma sia la contenuta duration degli investimenti obbligazionari

(in media meno di 4 anni, con talune eccezioni), sia l’elevato tasso di rotazione del

relativo portafoglio. Un comportamento assimilabile più a quello di intermediari alla

ricerca di rendimenti di breve periodo, che non a quello di gestori che dovrebbero

collegare la durata degli investimenti finanziari a quella di medio-lungo periodo delle

passività pensionistiche.

* * *

La pubblicazione, nel marzo scorso, da parte della COVIP, delle “Disposizioni

sul processo di attuazione della politica di investimento” impegna le forme

pensionistiche a redigere e rivedere periodicamente un documento che delinei gli

obiettivi della politica di investimento che si intende adottare, i criteri di attuazione

della stessa, lo stile di gestione, i compiti e le responsabilità dei soggetti coinvolti, il

sistema di controllo e valutazione dei risultati. Il relativo processo viene configurato

come un ciclo continuo di attività che consente di modificare nel tempo i programmi

iniziali per tener conto delle difficoltà e dei cambiamenti che intervenissero in sede di

attuazione.

Le analisi richieste agli enti vigilati possono risultare particolarmente utili,

nell’immediato, con riguardo ai fondi negoziali. Nell’anno in corso, infatti, scadono

90 mandati di gestione che assorbono circa un terzo del patrimonio da loro

accumulato.

Le valutazioni che tali fondi devono compiere in sede di rinnovo sono

complesse. Da più parti vengono suggerite soluzioni di investimento innovative;

sovente viene prospettata l’opportunità di aumentare il peso degli asset non

tradizionali, inclusi fondi immobiliari di vario tipo.

La COVIP raccomanda di tener conto, nelle scelte, non solo dei rendimenti, ma

anche del connesso rischio nel lungo periodo, dell’onere delle commissioni,

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dell’organizzazione e dell’esperienza dei soggetti proponenti, del grado di

trasparenza operativa e contabile.

Nei prossimi mesi la Commissione incontrerà i maggiori gestori del patrimonio

dei fondi per un approfondimento di queste tematiche.

* * *

Per la dimensione delle basi di riferimento un contributo determinante alla

crescita delle adesioni alla previdenza complementare potrebbe venire dal pubblico

impiego. Tra la fine del 2011 e i primi mesi dell’anno in corso sono stati autorizzati

all’esercizio dell’attività gli ultimi due fondi pensioni, Perseo e Sirio, dei tre previsti

per il settore. È ora indispensabile un loro impegno, perché le necessarie informazioni

raggiungano tutti i potenziali interessati; le istituzioni dovrebbero darsi carico

dell’eliminazione delle condizioni limitative delle adesioni: innanzitutto riconoscendo

agli aderenti ai fondi del pubblico impiego i vantaggi fiscali previsti per i privati.

Su questi temi la Commissione fornirà il contributo delle sue valutazioni.

* * *

La disponibilità di basi informative analitiche sull’attività degli enti vigilati

costituisce una condizione indispensabile perché la Commissione, nello svolgimento

dei propri compiti, possa conoscere, per tempo e in dettaglio, l’andamento delle

singole gestioni e della previdenza complementare nel suo complesso. A tal fine sono

proseguiti, in collaborazione con le Associazioni di categoria e taluni fondi pensione,

i lavori di revisione delle segnalazioni statistiche e di vigilanza. Avvalendosi anche

dell’esperienza sviluppata da altre Autorità, si sta approfondendo la fattibilità della

segnalazione dei dati non più in forma aggregata ma analitica. Il nuovo modello

permetterebbe indagini più approfondite.

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Articolate basi informative assumono un’importanza centrale ai fini dello

sviluppo della vigilanza basata sull’analisi del rischio. Alcuni dati, opportunamente

elaborati, consentiranno di individuare le forme previdenziali sulle quali concentrare

le analisi di controllo “cartolare” e gli interventi ispettivi. La costruzione del nuovo

modello di vigilanza è in via di ultimazione.

* * *

L’attività ispettiva è stata rafforzata. Sono stati analizzati, in particolare, i

presidi adottati per i controlli sugli investimenti e il monitoraggio del rischio

finanziario, la gestione dei rapporti con gli aderenti, i comportamenti organizzativi e

di controllo nell’offerta dei prodotti previdenziali.

Le intese con la Guardia di Finanza per accertamenti presso i fondi pensione

hanno trovato una prima utile applicazione.

Le criticità rilevate hanno formato oggetto di rilievi nei confronti dei fondi

interessati; in taluni casi hanno comportato l’applicazione di provvedimenti

sanzionatori. Peraltro gli strumenti a disposizione della Commissione in presenza di

comportamenti non ortodossi andrebbero integrati. La moral suasion non sempre è

sufficiente a conseguire i risultati desiderati.

Sono disponibili, con riferimento all’intero 2011, i dati sui reclami avanzati

dagli aderenti. Gli enti vigilati si stanno organizzando per risolvere le disfunzioni alla

base delle lagnanze. Essi sono stati informati dei risultati delle analisi effettuate.

* * *

Numerosi interventi sul sistema pensionistico si sono succeduti in poco meno

di due decenni. La normativa approvata alla fine dello scorso anno realizza un

ulteriore avanzamento del processo di riforma. Le rendite pensionistiche

dipenderanno in misura crescente dalla storia lavorativa individuale, dai contributi di

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ciascun lavoratore, dalla revisione dei coefficienti di trasformazione, più in generale

dal contesto dell’intera economia. I requisiti più stringenti fissati per il

pensionamento puntano a rafforzare da subito la sostenibilità finanziaria del sistema.

Il tendenziale allungamento del periodo di lavoro, ormai strutturalmente legato

al miglioramento della speranza di vita, può determinare effetti positivi in termini di

livello atteso delle prestazioni. Rimane vero che le pensioni di primo pilastro

destinate alle giovani generazioni saranno meno generose, in alcuni casi anche in

misura significativa, rispetto a quelle di cui hanno potuto e possono usufruire le

generazioni precedenti.

Resta pertanto impregiudicato il ruolo essenziale della previdenza

complementare che, senza meccanismi di protezione a carico della collettività, renda

socialmente più sostenibile il sistema pensionistico. Il secondo pilastro deve peraltro

tener conto dell’alto livello della contribuzione per la pensione di base.

Pur se trova difficoltà a svilupparsi in presenza di un mercato del lavoro che

condiziona le scelte e le disponibilità economiche dei lavoratori e dei datori di lavoro,

la crescita della previdenza complementare, per la sua valenza sociale, riveste a pieno

titolo rilevanza strategica. La priorità riservata alle pensioni di base nei decreti di fine

anno non deve mettere in ombra il secondo pilastro, che copre oggi poco meno di un

quarto dei lavoratori. Il Ministro del Lavoro si è impegnato a intervenire per adottare

misure idonee al rilancio della previdenza complementare, inclusa una particolare

attenzione allo sviluppo dell’educazione previdenziale. La COVIP è pronta a fornire

il proprio contributo.

Al fine di disporre di aggiornate indicazioni circa le esigenze di comunicazione

da soddisfare, la Commissione si è fatta carico di due indagini in materia curate dal

CENSIS e dall’Università Bocconi. I risultati verranno illustrati in uno specifico

convegno.

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L’andamento della previdenza complementare

La governance

Alla COVIP sono attribuiti compiti e responsabilità in tema di trasparenza e

correttezza nelle relazioni fra fondi e aderenti, nonché sul modello organizzativo dei

primi. L’interesse per questi aspetti si è accresciuto: cura degli aderenti, correttezza e

trasparenza nell’operare, sana e prudente gestione costituiscono obiettivi strategici,

sui quali non si deve transigere.

I nuovi scenari previdenziali stimolano una gestione ancor più attenta alle

esigenze degli aderenti. I responsabili dei fondi devono individuare azioni efficaci in

questa direzione, impostarle con convinzione, farle condividere agli interessati;

devono prioritariamente assicurare l’efficiente governo dei rischi cui i fondi si

espongono, individuandone per tempo l’origine, le possibili dinamiche, i necessari

presidi.

Nelle strutture di amministrazione e di controllo va incrementata la presenza di

elementi scelti in base a esperienza, indipendenza, piena consapevolezza dei poteri e

degli obblighi connessi alle loro funzioni.

L’offerta

A fine dicembre 2011 nelle anagrafi della COVIP erano censiti 545 fondi, 14 in

meno rispetto a un anno prima.

Il processo di razionalizzazione dell’offerta rimane tuttora insoddisfacente.

Nella maggioranza dei casi i fondi sono troppo piccoli: oltre 400 fondi hanno meno di

5.000 aderenti, 300 meno di 1.000, 180 meno di 100. La parcellizzazione è

particolarmente elevata nei fondi preesistenti alla riforma del 1993. Maggiori

dimensioni consentirebbero, a beneficio degli aderenti, oltre a economie di scala, un

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aumento del potere contrattuale nei confronti dei gestori delle risorse e degli enti

erogatori di rendite. Alcuni gruppi bancari stanno operando nella direzione

dell’accorpamento dei fondi cui aderiscono i propri dipendenti.

La riduzione del numero dei fondi va accelerata, superando le prevedibili

resistenze. La persuasione morale della COVIP è insufficiente: appaiono necessarie la

volontà delle fonti istitutive e possibili forme di incentivazione. La revisione della

direttiva europea sui fondi pensione potrebbe fornire una spinta alla concentrazione.

Le adesioni

Alla fine del 2011 le forme pensionistiche complementari contavano su 5,5

milioni di iscritti; al netto delle uscite, l’aumento sull’anno precedente è stato del 5

per cento. Il tasso di adesione rispetto al totale dei lavoratori occupati, pubblici,

privati e autonomi, è del 24 per cento.

I fondi pensione negoziali, pur se in leggera flessione, registrano ancora il

maggior numero di iscritti, 2 milioni circa; ai fondi aperti fanno riferimento 881 mila

lavoratori; continua a ridursi il numero degli iscritti ai “vecchi” Piani Individuali

Pensionistici (PIP), scesi a 573 mila, anche per effetto di incorporazioni nei “nuovi”

PIP. Questi ultimi, sospinti da modalità di collocamento personalizzate, raccolgono

circa 1,5 milioni di iscritti, con un incremento nell’anno del 25 per cento:

contribuiscono per ¾ al totale delle nuove adesioni.

Le sospensioni contributive interessano il 20 per cento delle adesioni, in

aumento rispetto al 2010. Il fenomeno è complesso: include diverse tipologie di

lavoratori e di causali; non di rado è il risultato di scelte individuali.

Le norme in tema di obbligazione contributiva dei datori di lavoro previste per

la previdenza di primo pilastro non sono applicabili a quella complementare. La

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differenza di tutela sulla base della natura obbligatoria della prima e volontaria della

seconda non è condivisibile. La Corte Costituzionale ha da tempo sancito il

collegamento “funzionale” tra i due pilastri previdenziali.

Per un’effettiva possibilità di intervento dei fondi in sede giudiziale manca una

esplicita previsione normativa in materia di contitolarità del diritto di credito

contributivo. Sarebbe necessario configurare un’azione di recupero che vada al di là

del semplice sollecito alle aziende inadempienti, delle segnalazioni agli interessati e

alle parti istitutive. Anche l’Autorità di vigilanza è priva di poteri finalizzati a

garantire l’assolvimento, pieno e tempestivo, dell’obbligazione contributiva.

In tale condizione di inadeguatezza tocca al lavoratore interessato attivarsi per

la propria tutela, con procedure complesse e sovente interminabili. La Commissione

ha più volte sottolineato l’urgenza di agire: sono necessari interventi normativi e

strumenti che rafforzino e semplifichino le procedure di recupero.

Le risorse finanziarie

Alla fine del 2011 le risorse destinate alle prestazioni pensionistiche erano pari

a 90,7 miliardi di euro (+9 per cento rispetto all’anno precedente). Il 58 per cento era

investito in titoli di debito nazionali ed esteri; la quota di azioni nel patrimonio è in

diminuzione rispetto al 2010, soprattutto a causa della flessione dei corsi sui mercati

mondiali.

Sull’ammontare dei patrimoni incide negativamente, oltre ai riscatti, la

domanda di anticipazioni da parte degli aderenti; le richieste per esigenze diverse

dalle spese mediche o dall’acquisto o ristrutturazione della casa coprono la metà

dell’importo complessivo.

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Considerare l’ammontare accantonato nel fondo pensione come una sorta di

ammortizzatore preoccupa perché l’utilizzo del montante individuale riduce la futura

rendita pensionistica. È importante che i lavoratori ne abbiano piena consapevolezza

al momento della richiesta. Andrebbe valutata l’opportunità di una revisione

dell’istituto delle anticipazioni.

In talune forme pensionistiche è oggi consentito agli aderenti l’utilizzo di una

percentuale dei capitali accumulati per la copertura di eventi sanitari critici o di

perdita dell’autosufficienza. Merita una considerazione, da parte delle istituzioni e

delle parti sociali, la realizzazione di un legame fra previdenza e sanità integrative –

pur se caratterizzate da differenze temporali delle fasi di accumulo dei capitali e di

erogazione delle prestazioni – capace di offrire ai cittadini una copertura integrata di

welfare.

Forme di sinergie fra forme pensionistiche e fondi sanitari nonché controlli

unificati e omogenei potrebbero consentire un miglior uso delle risorse complessive,

la riduzione dei costi di amministrazione e gestione, servizi più flessibili ed efficienti;

in sintesi, un miglior welfare, forse a costi minori. Il problema, complesso, merita

attenzione.

I rendimenti

Nel 2011 l’elevata volatilità dei mercati finanziari, i forti ribassi dei corsi

azionari e obbligazionari privati, la discesa dei rendimenti dei titoli pubblici a breve

termine hanno inciso sui risultati delle forme pensionistiche complementari, nella

media inferiori alla rivalutazione del TFR attestatasi al 3,5 per cento a causa del

riacutizzarsi delle pressioni inflazionistiche.

In un contesto finanziario così difficile, le forme pensionistiche hanno

contenuto le perdite. I rendimenti dei fondi negoziali, a livello aggregato, sono

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risultati pari allo 0,1 per cento, quelli dei fondi aperti e delle gestioni unit linked dei

PIP, caratterizzati da una diversa allocazione dei capitali, hanno fatto registrare valori

negativi. Il rendimento delle gestioni separate dei PIP è stato positivo, grazie anche al

criterio di valorizzazione dell’attivo al costo storico, che consente di rinviare al

momento del realizzo la contabilizzazione di eventuali minusvalenze.

Nel primo trimestre dell’anno in corso, per effetto del rimbalzo dei mercati,

tutte le linee di investimento delle forme pensionistiche hanno registrato incrementi

di rilievo nei rendimenti.

La normativa vigente impone di contabilizzare al valore corrente le risorse di

cui i fondi dispongono. In anni di forte volatilità dei corsi, il criterio comporta

l’immediata rilevazione di minusvalenze, ancorché le stesse non siano state

effettivamente realizzate, incidendo in modo talvolta significativo sui risultati di

gestione.

La COVIP ha prospettato, nelle sedi idonee, l’opportunità di una riflessione in

merito a una possibile revisione delle vigenti modalità che, almeno con riferimento a

talune tipologie di strumenti, consenta l’impiego di altri criteri, come il costo storico.

Ciò anche al fine di evitare che i fondi tendano ad attestarsi su scadenze più brevi di

quelle che sarebbero coerenti con le loro esigenze di medio-lungo termine.

I costi

Nel confronto con il 2010 non si registrano variazioni di rilievo nei costi della

previdenza complementare. Molti fondi pensione hanno oneri di amministrazione e

gestione più bassi rispetto a quelli di altri strumenti di risparmio gestito; a livello di

sistema sussistono margini di miglioramento. La ricerca della competitività va

stimolata ulteriormente: con politiche di prezzo, qualità dell’offerta, innovazione dei

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prodotti, maggiore dimensione degli schemi pensionistici, attenta selezione degli

operatori che offrono servizi di gestione patrimoniale.

Il dispiegarsi della concorrenza nell’ambito del sistema previdenziale

complementare è essenziale: costituisce lo strumento più efficace per garantire la

protezione degli aderenti; essa si sviluppa se il mercato è trasparente e l’offerta

diversificata. Una ridotta concorrenza deprime la competitività e la capacità

innovativa dell’intero sistema. Oneri eccessivi indeboliscono le ragioni a sostegno del

sistema pensionistico a capitalizzazione; nel lungo periodo hanno un impatto

negativo sulle prestazioni.

Le rendite

Nella gestione della previdenza complementare sarà sempre più necessario

prestare attenzione alla fase di erogazione, finora meno considerata rispetto a quella

di accumulo.

Solo i fondi pensione preesistenti alla riforma del 1993 erogano oggi, in

proprio o tramite imprese di assicurazione, numerose prestazioni pensionistiche sotto

forma di rendita. Nei fondi negoziali e in quelli aperti l’erogazione di tali rendite

ammonta a qualche centinaio di unità; vi è, infatti, una netta preferenza degli aderenti

per le prestazioni in forma di capitale.

Le ragioni di siffatta scelta vanno principalmente ricercate nella sottostima

della sopravvivenza da parte dei percipienti e nell’insufficienza del montante

accumulato ad assicurare una rendita pensionistica adeguata. Il permanere o

l’accentuarsi di tale comportamento non risulterebbe coerente con il principale

obiettivo della previdenza complementare: integrare la pensione di base.

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Le forme pensionistiche che erogano o intendono erogare rendite devono

fronteggiare il rischio che trend discendente di mortalità e aspettative di vita in

crescita risultino diversi da quelli stimati sui dati relativi alle passate generazioni;

devono risolvere il problema della congruità fra impegni previdenziali e attivi posti a

copertura.

A tal fine, nel corso del 2011 è proseguita la collaborazione con il Ministero

dell’Economia per la predisposizione del decreto volto a definire, in attuazione

dell’articolo 7-bis del decreto legislativo n. 252/2005, le regole per la determinazione

dei mezzi patrimoniali di cui devono dotarsi i fondi pensione che coprono rischi

biometrici, garantiscono un rendimento degli investimenti o un determinato livello

delle prestazioni, provvedono direttamente all’erogazione delle rendite. È auspicabile

che nelle prossime settimane si possa pervenire alla emanazione del provvedimento.

Il decreto consentirebbe ai fondi pensione di nuova istituzione di richiedere alla

COVIP, laddove ne valutassero l’opportunità, l’autorizzazione all’erogazione diretta

delle rendite. Inoltre, i fondi preesistenti a prestazione definita o che erogano

direttamente le rendite potranno disporre di regole più chiare per assicurare

l’equilibrio delle proprie gestioni.

Il tema delle prestazioni previdenziali è stato approfondito in un convegno

organizzato nel marzo scorso dall’Università Bocconi e dalla COVIP. È emersa

l’opportunità di migliorare l’attuale condizione, in particolare in materia di tavole di

mortalità, mercato delle rendite vitalizie, comparabilità dei prodotti offerti.

Gli aspetti fiscali

In considerazione delle loro finalità sociali, sono stati adottati nel tempo

specifici interventi fiscali a favore della previdenza complementare. Provvedimenti

migliorativi di quelli in essere contribuirebbero allo sviluppo delle forme

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pensionistiche complementari, al loro allineamento ai trattamenti riservati ai fondi

pensione in altri paesi europei, alla semplificazione della gestione.

A causa della stratificazione di diverse norme, i profili di carattere fiscale si

presentano di non agevole gestione da parte delle forme pensionistiche e di difficile

comprensione per gli iscritti.

Appare sempre più necessario il superamento del criterio del pro-rata nella

tassazione delle prestazioni, da sostituire con un meccanismo più snello che

salvaguardi l’attuale trattamento di favore; i rendimenti conseguiti in fase di rendita,

oggi incisi fiscalmente come redditi di capitale, andrebbero trattati come prestazioni

di previdenza complementare.

La COVIP ha già avuto occasione di evidenziare come il mantenimento

dell’attuale regime di tassazione dei rendimenti in fase di accumulo mal si giustifica

alla luce della riforma che ha interessato i fondi comuni d’investimento e ripristinato

la tassazione sul rendimento effettivamente realizzato anziché su quello maturato.

L’estensione di tale riforma alle forme pensionistiche, preservando le condizioni di

favore sinora riconosciute, costituirebbe un atto di equità.

I controlli sugli enti previdenziali privati e privatizzati

L’art. 14 del decreto-legge n. 98/2011 ha attribuito alla COVIP il controllo

sugli investimenti delle risorse finanziarie e sulla composizione del patrimonio degli

enti previdenziali privati di base.

Le specifiche competenze di vigilanza affidate alla Commissione si inseriscono

in un sistema di attribuzioni e prerogative molto articolato, e per certi aspetti

farraginoso, in cui sono presenti vari soggetti istituzionali. Una semplificazione di

tale sistema è auspicabile.

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L’esercizio delle funzioni di controllo, cartolari e ispettive, assegnate dalla

legge, terrà conto di alcuni provvedimenti normativi di competenza dei Ministeri del

Lavoro e dell’Economia. Provvedimenti che devono definire un quadro di regole

certe e predeterminate per le scelte gestionali degli enti e chiarire le modalità

attraverso le quali la COVIP deve rapportarsi alle altre istituzioni vigilanti.

Nelle more del completamento della disciplina, la Commissione ha avviato le

iniziative di propria competenza. In sede di ridefinizione dell’assetto organizzativo,

un’apposita struttura è stata incaricata dei controlli assegnati.

Inoltre, si è proceduto alla predisposizione degli schemi di rilevazione dei dati

sulla composizione del patrimonio mobiliare e immobiliare degli enti nonché sulla

relativa redditività, tenendo conto degli analoghi prospetti utilizzati sinora dal

Ministero del Lavoro e valorizzando l’esperienza maturata per le segnalazioni di

vigilanza delle forme pensionistiche complementari.

L’avvio del sistema di acquisizione dei dati e delle informazioni potrà

consentire, da un lato, di procedere in maniera strutturata alla predisposizione dei

rapporti da trasmettere ai Ministeri per le iniziative di competenza, dall’altro, di

disporre di un patrimonio informativo, da accrescere nel tempo, sulla base del quale

articolare il sistema dei controlli cartolari e ispettivi.

Gli schemi di rilevazione dei dati verranno preliminarmente portati

all’attenzione degli enti vigilati.

Nel frattempo sono stati avviati taluni accertamenti con riferimento a situazioni

nelle quali sono emersi possibili profili di criticità a seguito di circostanziate

segnalazioni direttamente trasmesse alla Commissione, ovvero in relazione a

specifiche richieste provenienti dai Ministeri vigilanti.

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Autorità, Signore e Signori,

di recente sono apparse sulla stampa affermazioni che mettono in dubbio

l’indispensabilità o addirittura l’utilità della previdenza complementare, nonché

l’utilizzo del TFR a fini previdenziali.

La Commissione non condivide siffatte affermazioni; ritiene non utilmente

praticabili le soluzioni alternative. Quei suggerimenti suscitano forti perplessità

poiché rischiano di annullare nei cittadini la consapevolezza della necessità di un

secondo pilastro previdenziale che faticosamente si sta cercando di costruire; creando

disinteresse e sfiducia nella previdenza complementare possono innescare, al limite,

meccanismi di fuga degli attuali aderenti.

La crescita della previdenza complementare è un’esigenza economico-sociale.

Le variabili macroeconomiche interagiscono con il sistema previdenziale e la

regolazione del mercato del lavoro, da risanare, come è stato affermato, dalle attuali

ingiustizie e disfunzioni. Il futuro previdenziale dei lavoratori non può essere

scambiato con un momentaneo aumento del loro potere d’acquisto.

L’Italia è caratterizzata da un progressivo e rapido invecchiamento della

popolazione; stanno aumentando gli anziani con età superiore ai 65 anni; l’indice di

dipendenza dalle classi in età di lavoro crescerà.

Recenti analisi riportano che circa la metà dei pensionati italiani fruisce di una

prestazione di primo pilastro inferiore ai mille euro, con un potere di acquisto reale in

diminuzione. Tale condizione potrebbe richiedere ulteriori interventi correttivi sul

welfare, da attuare con misure solidali e condivise. Già da oggi bisogna puntare a un

più efficiente modello sociale che sostenga le giovani generazioni nella costruzione di

percorsi di lavoro stabili e di condizioni per una terza età dignitosa. Nel contempo

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vanno fronteggiati, con un patto fra generazioni, gli effetti derivanti dalla crescente

presenza di anziani.

Di tale modello componente di rilievo è un sistema previdenziale che deve

assicurare serenità ai meno giovani e certezze alle nuove generazioni. Il secondo

pilastro previdenziale ne è elemento portante, non ridimensionabile, da consolidare

ulteriormente; basato sul metodo contributivo, esso evita, tra l’altro, il trasferimento

alle generazioni future del costo delle prestazioni erogate.

Istituzioni internazionali ed esperti previdenziali concordano sul fatto che un

sistema previdenziale “a più pilastri”, diversificando i rischi, sia più solido e

affidabile di un sistema costituito dalla sola previdenza di base.

Il rilancio della previdenza complementare presuppone peraltro un rinnovato e

convinto impegno: del legislatore, per colmare talune carenze normative; delle fonti

istitutive, per la ricerca di strumenti contrattuali innovativi, funzionali allo sviluppo

delle adesioni e delle contribuzioni; delle forme pensionistiche, per scelte

organizzative e gestionali trasparenti che tutelino sempre più gli iscritti; dell’Autorità

di vigilanza, per agevolare la sana e prudente gestione degli operatori.

Nella sua azione la COVIP condivide con le forme pensionistiche e la

collettività il proprio modo di operare e i risultati conseguiti, pronta a valutare

suggerimenti e critiche costruttive.

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