domenica 24 aprile 2011

LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE RITORNO ALLA MUTUALITA': Introduzione della prof.ssa Mongillo Segreteria nazionale CISL Scuola


Introduzione della prof.ssa Mongillo
Segreteria nazionale CISL Scuola


La Previdenza Complementare nel nostro Paese ha visto la sua implementazione solo nel 2007, con il D.M. 3.1.2007, che dava attuazione alla legge 296/2006.
è pur vero che già precedenti norme (Codice Civile, D.lgs 124/1993) avevano affiancato alla previdenza obbligatoria e collettiva quella complementare individuale e volontaria ma soltanto, appunto nel 2007 e con il tanto discusso silenzio-assenso vi è stata la svolta decisiva in materia previdenziale. Una svolta che introduce cambiamenti non soltanto previdenziali-economici ma sociali e più esattamente di costume.
Come tutti i cambiamenti anche questo necessita di tempo per la sua comprensione, elaborazione e consapevolezza delle scelte. Scelte che invero sono state e sono accompagnate da polemiche, critiche, cattiva informazione e vera e propria disinformazione.

Per fare dunque chiarezza ben vengano i testi come questo di Gabriele Casula che in modo puntuale e chiaro approfondisce tematiche così complesse offrendo al lettore una visione di insieme che vuol essere storica ma anche di prospettive per il futuro. L'autore ripercorre tappe fondamentali in materia di assistenza e di tutela, richiamando quei meccanismi di "mutuo soccorso" che hanno caratterizzato gli ultimi tre secoli, conducendoci con sagacia e dovizia di riflessioni ad un tempo, quello presente, e ai Fondi Pensioni, intravedendo in essi una continuità con passati strumenti, se pur in contesti profondamente mutati, caratterizzati dalla "liquidità" dei nostri tempi, di un'epoca cioè dove tutto cambia continuamente e che prefigura scenari sempre diversi.
Le varie forme di previdenza complementare presenti oggi in Italia nascono da contesti economico-giuridico estremamente differenti. Differente è la governance ovvero la partecipazione del lavoratore alla gestione delle proprie posizioni individuali, i costi, la gestione.
La previdenza complementare volontaria nasce come risposta alle crisi del sistema previdenziale obbligatorio che per effetti dell'impatto demografico, della scarsa crescita della produttività e delle dinamiche retributive presenta dei costi non più sostenibili.

L'introduzione del sistema del calcolo contributivo ha come principale effetto una forte riduzione degli importi di pensione rispetto al precedente sistema retributivo, quindi la pensione complementare potrebbe configurarsi come una nuova "mutualità" adeguata ai tempi. Potrebbe essere in parte vero ma le dinamiche sono ovviamente molto diverse in quanto la posizione previdenziale complementare è individuale, il suo investimento e il conseguente rendimento sono individuali.
è una forma di risparmio che va gestito e che rappresenta comunque un investimento, sia in esso piccolo o grande, importante per il nostro futuro reddito da pensionati, ma soggiace alle regole dei mercati e dell'economia mondiale. Un investimento da non lasciare "incustodito" ma al contrario "coltivato, seguito, collocato". La oggettiva difficoltà di tali operazioni rallenta anzi frena l'affidamento del proprio TFR, o parte di esso, e delle quote individuali ai fondi, che pur si sono dotati di innumerevoli forme di controlli interni ed esterni e che mirano ad investimenti prudenziali e garantiti.
In particolare i cosidetti fondi negoziali che vedono la partecipazione delle OO.SS. non gestiscono direttamente le risorse ma devono avvalersi di uno o più gestori e la selezione dei gestori è un'attività che deve essere organizzata e strutturata in maniera formale in modo rigoroso garantendo requisiti di trasparenza e completezza, attuando strumenti e strategie di analisi, misurazione, confronto e valutazione.
Un sistema non semplice ma che va a garantire la politica di investimento dopo aver individuato i profili di rischio e di rendimento con riguardo alle caratteristiche dei soci e ai relativi bisogni di previdenza nonchè alle dimensioni del patrimonio e alle sue prospettive di crescita.

Dal rapporto COVIP del gennaio 2008 gli iscritti ai Fondi Pensioni risultano essere circa 4 milioni di cui 2 milioni ai fondi pensioni negoziali; un dato in crescita rispetto al 2006 per effetto della legge 296/2006, ma coprendo meno del 30% del bacino di utenze, è ben al di sotto delle sue potenzialità a dimostrazione che molto deve essere ancora fatto.
Innanzitutto è indispensabile l'omologazione tra il settore privato e quello pubblico. Il D.lgs 252 del 2005 recante disposizioni attuative della legge delega è carente di una disciplina generale condivisa, sin dal primo momento, con il settore pubblico e ad oggi ancora si è in attesa delle dovute armonizzazioni, in particolare per quanto riguarda la fiscalità e la virtualità del TFR.

Questo "vuoto" legislativo è sicuramente uno dei motivi, che condizionano l'avvio dei Fondi negoziali, nel Pubblico Impiego.
L'unico Fondo infatti attivo continua ad essere quello dei lavoratori della Scuola "Espero" che dall'aprile 2009 è in gestione finanziaria con due comparti "Garanzia e Crescita".
Il primo ha come obbietivo quello di realizzare un rendimento pari alla rivalutazione del TFR nell'orizzonte temporale (almeno un anno) e fornire una garanzia finanziaria di restituzione del capitale conferito al netto di qualsiasi onere.
Il secondo, il comparto Crescita, ha una esposizione a rischio medio basso, un orizzonte temporale di 5 anni e il Benchmark è composto di quattro mandati a) monetario, b) obbligatorio, c) azionario, d) multiasset-absolut return.
L'analisi puntuale fatta dall'Autore ci aiuta, dunque, a meglio comprendere le ragioni e le necessità, non sottovalutando esigenze e nuovi parametri di misurazione.
L'attuale crisi economica e la difficoltà dei mercati finanziari potrebbero allontanare da questi strumenti finanziari, è necessario, invece, proseguire nell'esperienza, utilizzando proprio i Fondi Pensione, in particolare quelli negoziali, per moralizzare i mercati, riequilibrandoli e improntandoli ad oggettivi criteri di trasparenza ed efficacia.

uscita libro: la previdenza complementare un ritorno alla mutualità

un ritorno alla mutualità. La previdenza complementare

http://fidarelibri.blogspot.com/2011/04/la-previdenza-sociale-un-ritorno-alla.html


martedì 19 aprile 2011

La previdenza sociale. Un ritorno alla mutualità

Codice ISBN: 978-88-7418-568-9

Titolo: La previdemza sociale. Un ritorno alla mutualità

Autore: Gabriele Casula

Collana: 
Territori 46

Prezzo: 
12,00 euro

Pag: 
145

Immagini: 
no

Zona: 
Sardegna

Genere: 
saggistica

domenica 17 aprile 2011

previdenza complementare. I Pip.

Secondo la legge italiana (Decreto legislativo 252/05) si può scegliere tra un fondo, che può essere  negoziale o aperto, o la sottoscrizione di un Piano Previdenziale Individuale (PIP), ossia una vera e propria assicurazione che però è un fondo pensione a tutti gli effetti.
Per quanto riguarda i fondi pensione, come già detto ci sono quelli di tipo negoziale e quelli di tipo aperto: i primi sono  anche detti fondi ad ambito definito o fondi chiusi, e si basano su accordi presi tra organizzazioni sindacali e  imprenditoriali di settori specifici. Va da sé che l’adesione  a questo tipo di fondi è riservata solo ai lavoratori appartenenti alle specifiche categorie.
I fondi aperti, invece, non sono riservati solo a taluni soggetti ma tutti e non entrano in gioco i sindacati, bensì gli enti creditizi come, ad esempio, banche e assicurazioni.
Discorso diverso per i PIP, meglio conosciuti come Forme Individuali Pensionistiche (FIP): questi sono veri e propri strumenti previdenziali che fanno sì che si possano avere somme integrative rispetto a quelle previste dalla previdenza obbligatoria. Fin qui nulla di diverso rispetto ai fondi pensione: la differenza sta nel fatto che l’adesione ai PIP è a carattere individuale e, pertanto, c’è la possibilità di interrompere e riprendere in qualsiasi momento i versamenti senza però che ci sia una penalizzazione per l’utente.

fonte: http://www.notizie2000.it/economia/2522-fondi-pensione-differenze-tra-negoziali-aperti-e-pip/

la riforma pensionistica: cosa cambia? convegno roma 5 maggio 2011

Convegno
La Riforma pensionistica: cosa cambia?

Roma, 5 maggio 2011

Obiettivi
La prospettiva pensionistica rappresenta una delle variabili principali nella determinazione delle scelte del lavoratore, sia per la permanenza al lavoro, sia per l’eventuale adesione alla previdenza complementare: i datori di lavoro e coloro che ne gestiscono l’amministrazione del personale, si trovano quindi nella necessità di conoscerne le regole, i meccanismi di accesso e il calcolo dei vari trattamenti previdenziali.
Il convegno, pertanto, si pone l'obiettivo di mettere ordine nella frammentazione delle disposizioni, utilizzando anche numerosi casi concreti e diverse simulazioni di calcolo al fine di conferire ai partecipanti maggior consapevolezza nel panorama del sistema previdenziale obbligatorio.
Destinatari
Consulenti del lavoro, addetti e responsabili ufficio Amministrazione del personale, avvocati, Dottori commercialisti ed Esperti contabili, Consulenti aziendali e professionisti che desiderano acquisire conoscenze specialistiche relative alle novità del sistema previdenziale obbligatorio.
Programma
Le novita' del sistema previdenziale obbligatorio dal 2011
• I meccanismi di accesso al trattamento pensionistico- Quadro normativo di riferimento e riforme del sistema pensionistico
- La pensione di vecchiaia: sistema retributivo, contributivo e misto
- La pensione di anzianità e il sistema delle quote
- Caratteristiche, requisiti e differenze fra le diverse tipologie di pensione
- Le nuove finestre di uscita per i lavoratori dipendenti e  autonomi a partire dal 2011 .
- I nuovi requisiti pensionistici dopo il 2014
• La determinazione della prestazione pensionistica: modalità e opportunità di scelta- Il calcolo della pensione: anzianità contributiva, retribuzione pensionabile e aliquota di rendimento
- La lettura dell’estratto conto
- La scelta fra ricongiunzione e totalizzazione dei periodi assicurativi : le novità dal 2011
- Il calcolo del riscatto laurea
- La contribuzione figurativa nel calcolo della pensione
• Le pensioni internazionali: trattamento e aspetti amministrativi- Normativa comunitaria ed extracomunitaria
- Convenzioni bilaterali: garanzie, trattamento e totalizzazione
- Problematiche con i Paesi non convenzionati
- Conseguenze previdenziali del distacco del lavoratore all’estero
- La gestione degli adempimenti amministrativi
Il sistema previdenziale complementare
• Il finanziamento della previdenza complementare mediante il TFR- La base di calcolo del TFR
- Le possibilità di riscatto della posizione previdenziale
- Il contenzioso giurisprudenziale in materia
- Il Fondo di garanzia in caso di procedure concorsuali
• La scelta della previdenza complementare: aspetti gestionali e adempimenti del datore di lavoro- La corretta compilazione del mod. TFR2
- Gli effetti del silenzio del lavoratore e il conferimento alla previdenza complementare
- Scelta tra più fondi collettivi applicabili in azienda
- Gestione delle scelte effettuate in precedenti rapporti di lavoro: verifiche del datore di lavoro
- Riscatto della posizione pensionistica in caso di perdita dei requisiti di iscrizione ai fondi chiusi
Relatori
Temistocle BussinoComponente Centro Studi Attività Ispettiva della Direzione Generale per l'attività ispettiva del Ministero del lavoro
Mario GiudiciResponsabile Servizio Lavoro e Previdenza Unione industriali di Como, Consulente del Lavoro
Data
5 maggio 2011

previdenza complementare

DAL FONDO ESPERO.
CALCOLA LA TUA PENSIONE COMPLEMENTARE
come calcolare la previdenza complementare

sabato 2 aprile 2011

La previdenza complementare, un ritorno alla mutualità.

La funzione solidaristica e mutualistica che ha caratterizzato la previdenza sindacale e sociale fin dalle sue origini risiede oggi nella tutela del capitale previdenziale costituito dalle somme accantonate nel conto individuale di ciascun lavoratore e nel suo accrescimento grazie al rendimento che tali somme maturano nell'investimento finanziario. 

E’ così che una parte della dottrina ha iniziato a farsi attenta alle esigenze del mercato e alla relazione che sussiste tra esso e la previdenza complementare a cui è sottesa la (nuova) funzione solidaristica che continua ad essere realizzata dalla previdenza complementare sindacale, anche se il regime a contribuzione definita, e cioè del regime a capitalizzazione individuale, adottato dalla riforma del 1993 (D.lgs 124/93) ne ha attenuato, senza escluderli i valori tradizionali la funzione mutualistica che aveva caratterizzato fin dalle sue origini la previdenza sociale, 

Alcuni dei tratti caratteristici dell’attuale previdenza complementare, dei suoi aspetti strutturali e funzionali, corrispondono ai presupposti della previdenza organizzata dalle società del mutuo soccorso. 
I principi della autonomia organizzativa e funzionale,dell’autofinanziamento, della corrispettività e della volontarietà - tratti caratteristici dell'attuale previdenza complementare - ci consentono di parlare di un ritorno alla mutualità. 
L’ autonomia organizzativa e funzionale trova oggi nella gestione organizzativa ripartita tra datore e prestatore di lavoro uno dei suoi aspetti essenziali. Allo stesso modo Le società del Mutuo soccorso erano gestite direttamente dai rappresentanti dei lavoratori. 
L’autofinanziamento è una delle altre caratteristiche essenziali dell’attuale previdenza complementare e delle previdenza sociale delle origini, che si basa sul contributo esclusivo del lavoratore, il contributo datoriale quando è previsto dalla contrattazione collettiva, con la esclusione del ricorso alla fiscalità generale e il contributo dello Stato come avviene nella previdenza pubblica. 
Altro elemento che contraddistingue l’attuale previdenza complementare è la volontarietà , richiamata dal comma V dell’art. 38, che è sicuramente espressione di interessi privati dei soci lavoratori. Essa rappresentava uno degli aspetti fondamentali della Previdenza sociale delle origini. 
Lo stato non si oppose alle società del mutuo soccorso e all’associazionismo operario: con una legge, alla fine dell’800 riconosceva la possibilità di organizzarsi liberamente. 

Ma l’elemento che maggiormente indurrebbe a considerare la previdenza complementare ispirata al sistema della previdenza sociale delle origini è il ritorno al principio dell’automaticità delle prestazioni in ragione del contributo previdenziale versato dal lavoratore. Questo aspetto contraddistingue nettamente l'attuale previdenza complementare da quella pubblica che non accoglie tali regole.